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Testata editoriale ad assetto variabile

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    “Solo Allah può determinare il destino dei prezzi del petrolio”. Questa, la ”sentenza’ del ministro del Petrolio saudita Ali al-Naimi, a dimostrazione che lo stato di salute dell’OPEC – misurabile in base alla capacità del cartello di condizionare il prezzo internazionale del greggio – non è ancora dei migliori. Le difficoltà interne all’alleanza dei Paesi esportatori – divisi da crescente diffidenza politica e da divergenze di natura strategica – alimentano forti speculazioni sulla reale rilevanza, attuale e soprattutto futura, dell’OPEC. Se non affrontata con pragmatismo da tutti gli attori in gioco, questa situazione rischia di determinare un periodo di elevata volatilità dei prezzi del petrolio, con possibili ripercussioni sugli scenari di sicurezza, in particolare nella regione mediorientale. La capacità di abbattere i costi di produzione La scelta saudita di abdicare al suo tradizionale ruolo di swing producer – nel tentativo di far crollare deliberatamente il prezzo del petrolio, difendere la propria quota di mercato e spiazzare buona parte della produzione non-convenzionale statunitense – sembra infatti non dare i frutti desiderati. Dopo il crollo iniziato nel giugno dello scorso anno, che ha portato il petrolio sotto i 40 dollari al barile a marzo, il rimbalzo dei prezzi è stato finora soltanto [...]

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    Il 1° ottobre è entrato in vigore il nuovo modello di attestato energetico APE, e sarà necessario farsi trovare preparati. L’Attestato di Prestazione Energetica (APE) è la carta di identità riportante tutte le informazioni sulle prestazioni e sul consumo di energia di un edificio, di un’abitazione o di un appartamento, una certificazione che con la nuova norma sembra ritornare ad essere un prodotto decisamente professionale: prevede una maggiore responsabilizzazione del certificatore, un forte incremento delle informazioni da produrre e nuove metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche. Lo scopo è quello di determinare meglio i consumi facendo capire al cittadino qual è il suo consumo totale di energia e la quota di energia rinnovabile utilizzata, la qualità dell’involucro e degli impianti. La certificazione energetica nel nostro paese debutta solo nel 2005. L’Italia è stata bacchettata più volte dall’UE in merito ai ritardi e al mancato recepimento di alcune norme europee sull’argomento, tanto che era stata aperta ad aprile una procedura di infrazione da parte di Bruxelles sul recepimento della direttiva 27/2012 sull’efficienza energetica. Con la nuova legge il nostro paese punta ora a superare le molteplici criticità sulla certificazione energetica del patrimonio edilizio: con la redazione di un documento unico a livello nazionale, con [...]

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    L’Africa ha un potenziale nascosto che le permetterebbe di produrre energia, ottenere ricavi, garantire benessere: la gestione dei rifiuti. In un continente dove la disponibilità di energia elettrica è il tallone d’Achille per molti territori, soprattutto nelle zone più remote e nei villaggi, proprio gli “scarti‘ prodotti dalle città e dalle comunità potrebbero rivelarsi un’ottima fonte di approvvigionamento energetico, minimizzando anche l’impatto ambientale del cosiddetto Municipal Solid Waste (MSW). E si tratta di tecnologie da portare sul territorio come l’incenerimento dei rifiuti e lo sfruttamento dei “landfill gas”, i gas di discarica. Secondo lo studio “Evaluation of energy potential of Municipal Solid Waste from African urban areas‘, pubblicato sulla rivista internazionale “Renewable and Sustainable Energy Reviews‘, infatti, l’elettricità derivante dal trattamento dei rifiuti nel continente africano potrebbe passare dai 62.5 TWh registrati nel 2012 ai 122.2 TWh nel 2025, a fronte di un consumo energetico che nel 2010 in Africa era pari a 661.5 TWh. Mentre se si rimanesse ai livelli odierni di “waste management‘, si passerebbe dai 34.1 TWh del 2012, agli 83.8 TWh stimati nel 2025. Se adeguatamente sfruttato, dunque, nel 2025 il trattamento dei rifiuti potrebbe rispondere alle esigenze energetiche di oltre 40 milioni di abitazioni. Il [...]

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    Non sarà sicuramente il tema chiave dello scontro elettorale per la guida della Casa Bianca a fine 2016, ma di certo la questione della lotta ai cambiamenti climatici è entrata del dibattito politico americano in vista delle primarie presidenziali che avranno inizio tra pochi mesi. Buona parte del merito per la crescente sensibilizzazione degli Stati Uniti va attribuita all’azione del Presidente in carica Barack Obama, primo inquilino della Casa Bianca in grado di mobilitare buona parte del paese – cittadini, media, istituzioni – sui temi ambientali. Il resto l’ha fatto la Conferenza delle Parti (COP21) di Parigi, le cui implicazioni e ripercussioni a livello internazionale – volente o nolente – non potevano lasciare indifferente una potenza globale come quella americana. L’eredità di Barack Sul piano interno l’amministrazione Obama, soprattutto a partire dal secondo mandato, ha dato una forte sferzata alla politica americana in materia di cambiamenti climatici. Il suo pro attivismo è costato al Presidente forti attacchi da parte delle ali conservatrici dello schieramento politico a stelle e strisce, supportate dalle lobby dei produttori di combustibili fossili, e in particolare dalle nicchie operative nel settore del carbone e degli idrocarburi non-convenzionali. Con il President Climate Action Plan del giugno 2013, seguito [...]

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    La Russia ha appena compiuto passi significativi rompendo l’attuale monopolio di Wall Street sul prezzo del petrolio, almeno per una parte enorme del mercato mondiale del petrolio. La mossa è parte di una strategia a lungo termine per dissociare l’economia russa, e soprattutto la notevole esportazione di petrolio, dal dollaro, tallone d’Achille dell’economia russa. A novembre il Ministero dell’Energia russo annunciava la negoziazione di un nuovo punto di riferimento del petrolio russo. Anche se questo potrebbe sembrare poca cosa a molti, è enorme. In caso di successo, e non vi è alcuna ragione che non accada, i futuri contratti di riferimento del greggio russo negoziati in borsa russa saranno in rubli e non più in dollari USA. Rientra nella de-dollarizzazione che Russia, Cina e un numero crescente di altri Paesi hanno iniziato. L’imposizione del prezzo di riferimento del petrolio è al centro del metodo utilizzato dalle grandi banche di Wall Street per controllare i prezzi mondiali del petrolio. Il petrolio è il più grande dei prodotti del mondo in dollari. Oggi, il prezzo del greggio russo fa riferimento a ciò che viene chiamato prezzo del Brent. Il problema è che il Brent, insieme ad altri importanti giacimenti di petrolio del [...]

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  • 01/27/16--23:54: Clima: ripartire da Parigi
  • L’Accordo di Parigi è stato salutato con grande entusiasmo sia dai governi firmatari, che da buona parte dell’opinione pubblica internazionale, a lungo preoccupata per un possibile fallimento della COP21 dopo gli insoddisfacenti risultati di Copenaghen, Cancún e Durban. L’accordo universale tra le parti segna un momento di svolta senza precedenti, dettato in gran parte dal riconoscimento collettivo della necessità di agire con urgenza contro il cambiamento climatico. Parigi, tuttavia, non può essere considerata un punto d’arrivo. Anzi. Per quanto considerati positivi e incoraggianti, gli obiettivi di lungo termine fissati a Parigi sono infatti soltanto una base di partenza – certamente più solida che in passato – per l’inizio di un credibile percorso globale verso la decarbonizzazione, la sostenibilità e la lotta al cambiamento climatico. Per far si che ciò accada, nei prossimi anni sarà necessario un chiaro cambio di passo nelle politiche energetiche degli stati firmatari, nonché una radicale trasformazione dei consumi energetici nei processi produttivi e nei comportamenti quotidiani della comunità globale. Accordo storico Quanto sottoscritto a Parigi, almeno sulla carta, va ben oltre le più rosee aspettative. L’ambizioso obiettivo di limitare l’aumento delle temperature di 1,5°C rispetto ai livelli del 1990 – di mezzo grado inferiore dell’obiettivo di [...]

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    Nel 2014, quando il problema della Terra dei Fuochi esplose in tutta la sua drammaticità a livello nazionale, l’imprenditore Luigi De Falco, Presidente del Gruppo H2biz e fondatore di questa testata, aveva proposto di emettere dei bond per finanziare la bonifica ambientale. Sono passati due anni, le bonifiche non sono ancora partite per carenza di fondi e la proposta dei “Bond Terra dei Fuochi” torna d’attualità. Abbiamo incontrato Luigi De Falco a Ginevra, a margine dei festeggiamenti per i cinque anni di Outsider News, e gli abbiamo chiesto di spiegarci la sua proposta. Sono passati due anni dalla sua idea dei “Bond Terra dei Fuochi”. Purtroppo, nulla è cambiato, le bonifica è ancora al palo. Ci descrive nel dettaglio la sua proposta?  Secondo gli ultimi dati, per la bonifica servirebbero tra i sei e i dieci miliardi di euro, una cifra difficile da reperire nel bilancio statale senza aumentare il livello di tassazione. La mia è una proposta di mercato. Per finanziare la bonifica della terra dei fuochi si potrebbero emettere dei bond ventennali garantiti dallo Stato italiano da collocare sui mercati internazionali ad un tasso interessante per gli investitori, magari di due punti superiore al BTP di pari durata. In questo modo si riuscirebbe [...]

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    L’inizio del nuovo anno ha assestato l’ennesimo duro colpo ai maggiori paesi produttori di petrolio, con il prezzo del greggio che non ha accennato ad arrestare la sua corsa al ribasso. Complice la rimozione delle sanzioni internazionali all’Iran, sia il WTI che il Brent sono scesi ben sotto la soglia critica dei 30 dollari al barile, toccando i minimi dal 2003. Questi sviluppi, ovviamente, non possono che avere forti ripercussioni sugli esportatori di idrocarburi, che spesso dipendono dai proventi delle vendite internazionali per garantire la sostenibilità dei loro bilanci pubblici e la stabilità dei regimi politici. L’impatto sulle finanze pubbliche Nella maggioranza di questi paesi, gli introiti delle esportazioni di petrolio (e in parte di gas naturale, il cui prezzo è generalmente collegato a quello del greggio) rappresentano la principale entrata fiscale dei governi. Prima del crollo dei prezzi, ad esempio, le rendite energetiche contribuivano a circa il 50% del prodotto interno lordo e al 75% delle esportazioni dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, composto da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar. In Iran rappresentavano l’80% del valore delle esportazioni totali e il 60% delle entrate del governo, mentre in Iraq e Libia contribuivano a [...]

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    Il 2016 sarà l’anno del gas americano. A marzo, infatti, la compagnia energetica statunitense Cheniere Energy consegnerà in Europa – precisamente in Spagna – i primi carichi di gas naturale liquefatto (LNG) provenienti dal terminal Sabine Pass, in Louisiana. Grazie alla “rivoluzione” shale, nel giro di pochissimi anni gli Stati Uniti si stanno trasformando in un paese esportatore di gas naturale, e aspirano a diventare un attore globale del mercato LNG. Infatti, nonostante le rigide procedure di autorizzazione previste dal Dipartimento per l’Energia (DoE) e dalla Guardia Costiera federale, dal 2011 sono stati avviati oltre venti progetti per l’esportazione di LNG dalle coste americane, cinque dei quali sono già in fase pre-operativa. In ottica europea, il gas americano potrà rafforzare le strategie di diversificazione energetica promosse della Commissione e dagli stati membri, contribuendo a ridurre la dipendenza dagli attuali fornitori, Russia in primis. Tuttavia, il successo della cooperazione transatlantica appare oggi tutt’altro che assicurato: nonostante i primi carichi di LNG in arrivo in Europa, l’eccesso di offerta a livello globale, i livelli dei prezzi nei principali hub europei e lo stallo dei negoziati sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (T-TIP) potrebbero infatti frenare l’attuale entusiasmo per il gas “a stelle [...]

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    Dopo l’avvio della produzione di gas nel giacimento di Shah Deniz a metà degli anni 2000, l’Azerbaijan è rapidamente diventato uno dei partner più appetibili per la nascente politica di sicurezza energetica europea. Quasi in contemporanea, l’inaugurazione dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Cehyan ha finalmente spalancato le porte dei mercati globali alle risorse petrolifere del Paese caucasico – racchiuso territorialmente tra Mar Caspio, Russia e Iran. I dati più recenti relativi al settore degli idrocarburi dell’Azerbaijan parlano di riserve di petrolio, pari a 7 miliardi di barili, e di gas naturale, che si attestano attorno al trilione di metri cubi, (i dati oscillano leggermente in base alle diverse fonti.) Queste risorse posizionano globalmente l’Azerbaijan al ventesimo posto per quanto riguarda le riserve provate di greggio (0.4% delle riserve globali), e al ventitreesimo per quelle di gas naturale (0.6%). Dopo il picco di un milione di barili al giorno di produzione raggiunto nel 2010, le performance del settore petrolifero hanno subito un importante rallentamento, brevemente interrotto solo nel 2013 da una minima risalita dell’output nazionale (877.000 barili al giorno). In base agli ultimi dati disponibili, la produzione nel 2015 sarebbe ulteriormente discesa raggiungendo il minimo dell’ultimo decennio, a 835.000 barili al giorno. Una produzione altalenante [...]

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    E’ in corso una guerra (non dichiarata) per il controllo delle estrazioni di petrolio nell’Artico. Una guerra combattuta silenziosamente da Russia, USA, Norvegia, Danimarca e Canada. Un giro di affari da 90 miliardi di barili di petrolio e un tesoretto che, secondo le stime dell’Onu, vale il 30% delle riserve mondiali di gas. La storia energetica dell’Artico inizia in Russia. Ad aprire la grande corsa agli idrocarburi fu la scoperta del campo Tazovskoye13 nel 1962; fu poi la volta proprio dell’Alaska, con il campo Prudhoe Bay venuto alla luce nel 1967. Circa 61 grandi giacimenti di petrolio e gas naturale sono stati scoperti a partire da quella data all’interno del circolo polare artico in Russia, Alaska, Canada e Norvegia. Quindici di questi grandi campi non sono ancora entrati in produzione; 11 si trovano in Canada e nei Territori del Nordest, 2 in Russia, e 2 nell’Alaska artica. Ed è proprio la Russia di Putin il paese che più sta puntando sull’Artico, anche per acquisire un vantaggio geo-politico nello scacchiere internazionale ed allargare la sua sfera di influenza. Come la Cina rivendica il 90% del isole del Mar Cinese Meridionale costruendo basi militari su strutture artificiali create su barriere coralline appena affioranti, così [...]

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    Negli ultimi mesi le principali compagnie petrolifere internazionali hanno lanciato ambiziosi piani industriali e promosso diverse iniziative a favore delle energie sostenibili, che andranno a diversificare e completare il loro portfolio aziendale, tradizionalmente concentrato sulla produzione di idrocarburi. Un trend globale rafforzatosi soprattutto in preparazione della Cop 21 dello scorso dicembre, e confermato dal riconoscimento dell’inevitabilità del processo di decarbonizzazione sancito dall’Accordo di Parigi. E che ha spinto un nutrito gruppo di compagnie energetiche ad abbracciare una nuova strategia industriale basata sull’integrazione di gas naturale e tecnologie low-carbon. A tutto gas! Il dibattito a monte dell’incontro della Cop 21 ha visto i grandi player energetici internazionali particolarmente attivi e attenti al tema della sostenibilità energetica e della tutela degli equilibri climatici globali. Particolarmente significativa l’iniziativa dei membri dell’Oil and Gas Climate initiative (Ogci), che attraverso una lettera congiunta ai governi in procinto di riunirsi a Parigi, hanno incoraggiato un forte accordo globale in grado di facilitare la transizione a un sistema energetico a basso livello di emissioni di CO2. Seppur lodevole, l’enfasi ambientalista della proposta formulata dall’Ogci è stata determinata anche da fattori ben più pragmatici. Primo fra tutti, l’interesse del gruppo nel promuovere il ruolo del gas naturale – [...]

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    I processi d’innovazione tecnologica in ambito energetico stanno stravolgendo il tradizionale approccio di governi, industria e cittadini nei confronti del mondo dell’energia. Nel settore degli idrocarburi, ad esempio, la rivoluzione non convenzionale in atto negli Stati Uniti, l’espansione del mercato LNG e la progressiva globalizzazione e commoditizzazione del gas naturale hanno profonde implicazioni per i produttori tradizionali – OPEC in primis – e per le loro relazioni con i paesi consumatori. Il grosso, tuttavia, deve ancora arrivare, e sarà determinato dalla rapida e dirompente diffusione di energie rinnovabili e tecnologie low-carbon su scala globale. L’accelerazione nella lotta al cambiamento climatico determinata dall’Accordo di Parigi, infatti, è accompagnata da ambiziose strategie e processi di innovazione tecnologica introdotti dai grandi player internazionali (pubblici e privati), in grado di sconvolgere il modo in cui l’energia viene prodotta, gestita e consumata tanto su scala globale quanto a livello locale. Gli Stati Uniti e la rivoluzione non convenzionale Nel giro di un anno e mezzo, il prezzo del greggio è crollato dai 114 dollari al barile del giugno 2014 ai 27 dollari del febbraio 2016. Le ragioni di questa caduta sono da attribuire principalmente alle scelte della casa reale saudita di sfidare i produttori shale [...]

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    Le scoperte di gas nel Mediterraneo orientale hanno generato un impeto di entusiasmo, promuovendo un’immagine della regione come futuro produttore di gas a livello mondiale. Le potenziali rotte di esportazione delle risorse del Mediterraneo orientale comprendono una vasta gamma di opzioni, dal commercio di gas interregionale con la Turchia e l’Egitto all’esportazione di gas nell’UE, la cui attuale priorità è quella di diversificare i propri fornitori. Tuttavia, incoraggiare la stabilità e la cooperazione politica tra i paesi del Mediterraneo orientale è un obiettivo primario per gli attori regionali (UE inclusa), vista la tensione dei rapporti tra i potenziali futuri produttori di gas e i paesi di transito della zona. Dagli inizi del 2000, abbondanti risorse di gas hanno permesso all’Egitto di emergere come esportatore di gas regionale. Tuttavia, la riduzione della produzione e la crescente domanda interna (in parte innescata dalle generose sovvenzioni al settore energetico) hanno portato l’Egitto a sospendere, nel 2015, le proprie esportazioni di gas in Giordania e in Israele, oltre al commercio globale di GNL, e a iniziare a importare forniture di gas dall’estero ai prezzi vigenti a livello globale. La scoperta dell’enorme giacimento di Zohr (che si stima possa raggiungere gli 850 mmc), a largo [...]

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    Dopo il decennio d’oro, dal 2002 al 2013, in cui il PIL ha raggiunto una crescita del 12%, l’economia dell’Angola ha subito una battuta d’arresto soprattutto negli ultimi anni a causa del crollo del prezzo del petrolio. Nello specifico, nel 2015 il PIL è cresciuto del 2,8%, valore nettamente inferiore rispetto al 4,8% attribuito dalla Banca Mondiale al Paese nel 2014. Il debito è cresciuto, lo sviluppo si è bloccato e l’economia ha subito una sensibile battuta d’arresto. Secondo le previsioni, infatti il PIL non supererà il 4% fino al 2019. L’anno scorso il tasso d’inflazione ha sfiorato il 14%, riportando indietro di un’epoca le lancette della storia. La doppia cifra nella crescita generale dei prezzi è stato un ricordo sfumato. Anche la moneta, similmente al paese, sta languendo. Il kwanza ha perso in un solo anno il 30% del suo valore rispetto al dollaro. Tanto che i 5 miliardi del Fundo Soberano de Angola sono evaporati in gran fretta e il paese si è visto costretto a bussare alle porte del Fondo monetario internazionale, confermando di essere finito in pieno nella trappola del binomio materie prime-economia e di essere totalmente dipendente dal petrolio. Dopo la crescita, lo stop dello [...]

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    Quando Donald Trump, il primo presidente a essere stato eletto senza aver maturato alcuna esperienza politica o militare, farà il suo ingresso alla Casa Bianca il 20 gennaio, erediterà una serie di opzioni di politica energetica che George W. Bush non avrebbe neanche potuto immaginare. L’innovazione ha portato con sé grandi novità nei mercati energetici, ma la gestione di questi cambiamenti richiederà decisioni difficili, specialmente per una persona priva di conoscenze in materia di politica energetica. Il presidente neo eletto imparerà molto presto che sono il mercato e le pressioni politiche interne, e non le regolamentazioni governative, a continuare a definire cosa sia più o meno possibile fare. Il totale controllo del Congresso nelle mani dei Repubblicani farà una grande differenza, ma non può certo prevalere su fattori così determinanti. La nuova linea sul fronte dei cambiamenti climatici Il primo aspetto che differenzia le scelte di Trump dall’amministrazione Obama riguarda il raggiungimento di compromessi tra le politiche energetiche più aggressive e quelle di salvaguardia ambientale. Il 2016 ha visto una notevole evoluzione nel coordinamento multinazionale delle politiche in materia di cambiamento climatico e Obama è stato una delle personalità che maggiormente hanno contribuito al percorso per la firma e la [...]

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    L’elezione di Trump a nuovo presidente degli Stati Uniti ha sorpreso molti e preoccupa tanti. Le sue posizioni in campagna elettorale in materia energetica fanno infatti temere un deciso balzo indietro di Washington sulla lotta internazionale al cambiamento climatico e un prepotente ritorno del carbone (americano) nel mix energetico nazionale. Per quanto riguarda il settore dello shale gas, l’impatto del ”ciclone Trump” potrebbe incoraggiare un’ulteriore espansione dell’industria non convenzionale americana. Più incerto, ma con prospettive interessanti, l’impatto a livello internazionale, dove le scelte di politica estera del tycoon potrebbero ridisegnare alcuni trend in aree chiave per la produzione dell’oro blu. America a tutto gas! Durante la sua corsa alla Casa Bianca, Donald Trump ha ripetutamente dichiarato guerra all’Accordo di Parigi e alla lotta al cambiamento climatico. Il futuro Presidente, infatti, ha aspramente criticato gli sforzi multilaterali in materia di decarbonizzazione, lasciando presagire un disengagement degli Stati Uniti (non necessariamente un’uscita formale dall’Accordo, che potrebbe richiedere parecchio tempo) sul piano internazionale, accompagnato da un dietrofront sul Clean Power Plan a livello domestico. Sebbene questo potrebbe non necessariamente portare ad un drammatico crollo delle rinnovabili nel Paese, certamente la linea Trump andrebbe a vantaggio di un ritorno in auge del carbone, ma [...]

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    La collaborazione tra Unione europea e Russia nel settore del gas non è una possibilità, ma una necessità imposta dalla geografia e dalla geopolitica. È quanto sostiene Konstantin Simonov, direttore generale della Fondazione Russa per la Sicurezza Energetica, nell’intervista che ci ha rilasciato. Russia e Unione Europea sembrano avere raggiunto un accordo per la chiusura della procedura contro Gazprom. Il colosso russo del gas dovrebbe impegnarsi a non sfruttare la propria posizione dominante e ottenere in cambio la possibilità di espandere le proprie attività all’interno dell’Unione. Quali saranno, secondo lei, gli effetti industriali e quali quelli geopolitici? Effettivamente si parla spesso del compromesso. Io direi che non c’è nulla di straordinario in quanto sta accadendo, tranne il momento storico in cui tutto ciò avviene. Perché sembra che la situazione politica sia eccezionalmente drammatica ed era imprevedibile che la Commissione europea potesse prendere una decisione apparentemente d’intesa con la Russia. La situazione economica e quella politica hanno effettivamente imposto questo passo che è logico e razionale. I dati attuali, d’altronde, dimostrano che le accuse nei confronti di Gazprom risultano estremamente contestabili. Nell’ultimo periodo abbiamo osservato prezzi decisamente bassi, che non si verificavano da anni sul mercato europeo. Ma ciò è accaduto [...]

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    La Russia rientra con decisione nel settore petrolifero libico, e lo fa attraverso la compagnia nazionale Rosneft, sempre più il ”braccio energetico” del Cremlino nel quadrante mediterraneo e medio-orientale. Una regione in cui il vuoto geo-strategico generato dall’incertezza sulle priorità degli Stati Uniti di Trump e dalle difficoltà dell’UE nell’elaborare un approccio coerente e condiviso, sembra spalancare le porte all’azione di Mosca che potrebbe mettere a segno l’ennesimo successo di politica estera (ed energetica) ai confini dell’Europa. La cooperazione energetica nel Mediterraneo Quello di Mosca in Libia rappresenta un ritorno, poiché il Cremlino era già presente nel settore energetico del paese nel 2011 – prima della caduta del regime di Gheddafi – attraverso le compagnie Gazpromneft e Tatneft. Durante il conflitto civile, le attività si sono sostanzialmente bloccate, nell’attesa che la situazione sul terreno rendesse praticabile un ripristino sicuro e sostenibile delle operazioni. Oggi, il ruolo di principale interlocutore russo per la compagnia nazionale libica (NOC) viene affidato principalmente a Rosneft, che negli ultimi mesi ha acquisito grande visibilità e capacità operativa nell’area mediorientale, grazie all’avvio di attività di E&P in Iraq, ma soprattutto all’acquisto del 30% delle quote del giacimento Zohr, nelle acque egiziane. L’accordo di febbraio tra Rosneft [...]

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    Il gasdotto trans-adriatico (Tap) dovrebbe portare in Italia il gas azero passando per Grecia ed Albania: un progetto teso ad accrescere la sicurezza energetica, diversificando le fonti e riducendo la dipendenza dal gas russo e nordafricano. Tralasciando le polemiche e le lungaggini, provocate dalle preoccupazioni ambientaliste in Puglia, regione che sarebbe attraversata da appena 8 chilometri di nuova tubazione, il progetto è tuttavia soggetto ad alcuni rischi geopolitici, in un contesto internazionale ancora caratterizzato da forte incertezza, alleanze mutevoli, focolai di tensione diffusi e conflitti congelati pronti a riesplodere. Il gas importato dall’Italia proviene principalmente da Russia e Nord Africa Secondo il ministero dello Sviluppo economico, l’Italia importa attualmente 107 milioni di metri cubi al giorno dalla Russia tramite il gasdotto Trans Austria Gas (Tag), che trasporta gas naturale russo dalla Slovacchia al confine con l’Italia. Nel gasdotto Ttpc (Trans Tunisian Pipeline Company) transitano invece 108 milioni di metri cubi al giorno provenienti dall’Algeria, mentre dalla Libia arrivano 46,7 milioni di metri cubi al giorno attraverso il gasdotto Greenstream. Altri 59 milioni di metri cubi al giorno arrivano dal gasdotto svizzero-italico Transitgas, che trasporta gas naturale prevalentemente di origine olandese e norvegese. Circa il 35% del gas naturale, importato in [...]

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